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Cenni storici

 

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Gli Istituti Autonomi per le Case Popolari hanno visto la luce nel nostro ordinamento giuridico con la promulgazione della legge n. 251 del 31/5/1903.
Lo spirito di tale norma originaria trovò il suo centro nell’inserimento delle norme riguardanti l’edilizia pubblica nel quadro di una politica sociale che in quegli anni andava via via affacciandosi nel panorama legislativo nazionale.
Ebbe inizio anche, nel corso dei primi anni della loro vita, un vero e proprio sviluppo economico oltre che sociale; infatti il lavoro nei cantieri fu la risposta occupazionale per migliaia di italiani, che, successivamente, si sarebbe trasformata in soluzione abitativa. Questo aspetto socio-economico non pose gli Istituti quali enti economici in senso stretto, bensì tra le figure promotrici di una politica "solidale" che mirasse al soddisfacimento del bisogni essenziali dell'uomo: la casa e il lavoro.
Gli Istituti non ebbero affidate dallo Stato risorse finanziarie idonee per la crescita e lo sviluppo di un patrimonio immobiliare solido, bensì,  trovarono una scarsa disponibilità nelle banche.

La evidente difficoltà fu quella di concorrere al “sistema costruzioni” con programmi operativi spesso indeboliti dalla povera incidenza dei canoni quale ritorno che gli istituti di credito poterono riscontrare a garanzie per la concessione dei finanziamenti.
La legislazione nazionale trovò uno spazio più organico nel campo dell'edilizia sociale nell'immediato dopoguerra.
Dal 1946 al 1957 il Paese registrava un tasso migratorio interno ed internazionale altissimo ( si calcola 1.100.000 addetti ). Il territorio italiano, sventrato dagli eventi bellici, si trovò ad avere solo il 7,4% delle abitazioni dotate contemporaneamente di servizi idrici ed elettrici . Dal quadro sociale ed economico di quel periodo bisognava uscire, e così venne favorito lo sviluppo, già avvenuto nel resto d’Europa, con l’adozione dell’European Recovery Program ( Piano Marshall) promosso dagli Stati Uniti, che operò forti cambiamenti, approfittando del basso costo del lavoro e di ambiti di libera iniziativa. Nel campo dell’edilizia pubblica vennero realizzati interi quartieri dotati, finalmente, di spazi e servizi collettivi.
Fu così che entrarono in campo lo Stato, l'INA-CASA (legge Fanfani) e la Gescal quali attori principali nel rilancio dell'economia del comparto edilizio pubblico. Gli interventi costruttivi vennero così finanziati da fondi pubblici e per il 23% con prelievi sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Fu abbondante il flusso di denaro investito nelle costruzioni sociali e notevole fu l’investimento nelle risorse umane.
Di quel periodo è anche la legge n. 408 del 2/7/1949, cosiddetta “legge Tupini”.
Ma in questo scenario vi fu l'esigenza di strutturare meglio gli enti che man mano in Italia si svilupparono.
Il punto critico (ancora presente in alcune realtà) fu quello che gli IACP dovettero gestire numerosi alloggi, costruiti in economia, e che presto risultarono bisognevoli di interventi di manutenzione, ricorrendo gli stessi a risorse proprie.
Un momento decisivo per gli IACP italiani fu quello dell'adozione della legge n. 865/71 che operò la trasformazione degli stessi da economici a enti non economici. Il legislatore pose così le basi per una strategia complessiva delle politiche economiche sulla casa, mettendo in essere programmi integrativi e di sviluppo del territorio inseriti in una politica unitaria sui canoni di locazione.
Il decentramento amministrativo, in materia, avvenne con l'introduzione nell'ordinamento del D.P.R. 616/77.
Sono di quel periodo i D.P.R. n. 1035 e n. 1036 del 1972 che puntarono alla disciplina delle assegnazioni e dell'organizzazione degli enti pubblici del settore; seguì la soppressione degli enti Gescal, INCIS, EZI Ecc. e l'alienazione di gran parte di patrimonio agli assegnatari ed in parte agli IACP.
La missione di questi enti, principali attori dell'edilizia residenziale pubblica, divenne difficile e complessa negli anni '70/'80. Infatti la contingente crisi economica, portò gli enti a doversi indebitare per portare a compimento i programmi costruttivi.
L’avvento della Legge 457/78, definita "piano decennale" per l'E.R.P., diede finalmente respiro all'attività degli Istituti.

Ma un punto a sfavore dell'economia degli Istituti fu il mancato equilibrio, protrattosi sino a questi ultimi anni, tra i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria ed i ricavi dai canoni di locazione, sempre più scollegati all'indice del costo della vita.
Le entrate, deboli, sotto la voce dei canoni, hanno configurato gli enti, di fatto, quali Istituti operanti nell'assistenza alle famiglie.
La legge 560/93 ha consentito all'utenza di poter accedere alla proprietà dell'immobile ad essa assegnato, e dall'altra parte gli enti da essa hanno avuto la possibilità di reinvestire risorse in riqualificazione e/o realizzazione di nuove opere.
L'Istituto di Caltanissetta, denominato “Istituto Autonomo Fascista Case Popolari” fu costituito con atto statutario dell’11 gennaio 1938 e istituito con Regio Decreto n. 925 dell’8 giugno 1942, XX a.f., pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 28 agosto 1942.
L'attività dell'ente ha subìto, negli anni, l'alternanza di periodi di fiorente attività a periodi di crisi. Così nel periodo iniziale, 1938/45, le prime iniziative costruttive del territorio nisseno furono quelle del quartiere S.Flavia a Caltanissetta per continuare negli anni successivi con il quartiere UNRRA, sempre nel capoluogo, a Gela il Villaggio Aldisio e la Via Mare con la legge 408 e Via delle Rose a San Cataldo, con la legge n. 9 (alloggi destinati ai senza tetto) a Gela in Via G. Siragusa e a Caltanissetta in Viale della Regione; con la legge 640 gran parte del quartiere "Cristo Re" a San Cataldo, a Caltanissetta nel Villaggio “Santa Barbara”, così come nei comuni del  "Vallone" ed in particolar modo a Mussomeli.

 Il periodo di massima attività costruttiva, per tutto il territorio provinciale nisseno, è stato quello degli anni ottanta, che ha visto, da un lato  il nascere di interi quartieri nelle zone periferiche dei centri urbani, quali "Pinzelli" e "Stazzone" a Caltanissetta, Scavone a Gela, Via A. Moro a Marianopoli, C.da Belvedere e Pizzo Carano a San Cataldo, e dall’altro lato ciò ha indubbiamente innescato una serie di aspetti fondatamente discutibili, soprattutto dal punto di vista dell'individuazione delle aree e per i riflessi sociali che tali scelte hanno causato. Negli anni novanta il settore edilizio in generale, e con esso l'E.R.P., ha subito una crisi che si è protratta sino agli anni duemila.
Nel territorio nazionale, con l’entrata in vigore del Decreto-Legge 25 Novembre 1995, N. 499, e con le successive norme regionali,  gran parte delle regioni a statuto ordinario, hanno mutato la natura giuridica dei vecchi Istituti, mettendo in essere vere e proprie aziende con capitali e strutture tipiche delle immobiliari private, mentre nel nostro territorio siciliano ciò non è ancora avvenuto.
La mancata  ristrutturazione degli II.AA.CC.PP. siciliani, ancora oggi, deve fare i conti con il resto del Paese, che si adegua meglio alle norme che riguardano la  P.A. ed in particolare il D.lgvo n. 165, che offre a tutti gli enti pubblici gli strumenti per poter operare scelte organizzative e strategiche di tipo aziendale. Gli enti siciliani hanno recentemente evidenziato tale lacuna alle deputazioni regionali, le quali nell’immediato, dovranno inevitabilmente mettere in agenda un provvedimento di riforma innovativo, ciò anche alla luce dello stimolante dibattito nazionale che di recente ha visto il Governo centrale assumere posizioni ben ferme sul rilancio della politica sociale con particolar attenzione all’edilizia sociale.

La Sede

La prima sede dell’Istituto di Caltanissetta è stata quella abitativa dell’allora Presidente Ing. Buccola, fino a quando, nel secondo dopoguerra, si ritenne opportuno, negli anni, prendere in affitto locali ubicati in diversi punti del capoluogo. L’ultima  è stata quella di Via Malta, 9 .
Solo all’inizio degli anni 2000 l’ente giunge alla determinazione di ristrutturare il centro sociale “L. Rizzo”, di proprietà dello stesso, per adibirlo a sede definitiva, trovando in quel sito tutte le condizioni per essere facilmente raggiunto dall’utenza, e soprattutto rendere confortevole la permanenza al personale dipendente che i questi anni si è fortemente rinnovato. 


 

Elenco dei presidenti dell’IACP di Caltanissetta

1)   20/7/1938   Cav. Uff. Ing. Salvatore Buccola - Presidente
2)   26/1/1946   Avv. Angelo Cordaro - Presidente
3)   28/2/1950   Rag. Bernardo Arnone  - Presidente
4)   14/2/1959   Avv. Giuseppe Vario - Presidente
5)   7/8/1962     Avv. Alfonso Miceli Sopo - Presidente
6)   27/7/1964   Prof. Luigi Arnone  - Presidente
7)   6/6/1968     Sen. Prof. Nicolò Asaro - Presidente
8)   12/2/1973   Comm. Ottavio Rizza - Presidente F.F.
9)   30/6/1975   Dott. Costantino Milisenna - Presidente F.F.
10) 20/11/1978 Dott. Costantino Milisenna - Presidente F.F.
11) 24/5/1979   Per. Min. Carmelo Faraci - Presidente
12) 11/1/1995   Dott. Marco Notarstefano - Commissario Straordinario
13) 27/7/1995   Dott. Carmelo Bongiorno - Commissario ad acta
14) 31/1/1996   Sig. Liborio Pirrello - Presidente
15) 10/8/198     Dott. Ennio Strazzeri - Commissario ad acta
16) 5/10/1999   Dott. Raimondo Augello - Presidente
17) 21/1/2001   Dott. Carmelo Bongiorno - Commissario ad acta
18) 15/6/2001   Dott. Carmelo Bongiorno - Commissario Straordinario
19) 27/11/2001 Dott. Raimondo Augello - Presidente
20) 15/1/2004   Ing. Egidio Marchese - Commissario Straordinario
21) 30/3/2004   Dott. Fabrizio Cannizzo - Presidente

 

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